Il percorso artistico di Giuliano Cardella parte dagli anni dell'infanzia e dell'adolescenza in cui gli incontri con oggetti semplici, abbandonati faceva di continuo emergere un'esigenza creativa e di trasfigurazione di questi materiali, esigenza espressa dopo il compimento degli studi.

Trasfigurazione, ricontestualizzazione, recupero: questi sono i tratti fondamentali caratterizzanti la prima fase creativa dell'artista. Come scrive Giovanna Galli della rivista "Stile": "Materiali semplici, perlopiù di recupero e scelti proprio perché portatori di tracce di un tempo già vissuto, sono stati la materia prima di un'assidua sperimentazione che, inizialmente, ha condotto Cardella a produrre sculture che paiono dotate di un'energia vitale, quasi delle creature calate in una dimensione spazio-temporale tutta loro, dove la materia rappresenta il veicolo di significati profondi, rintracciati e fermati forse inconsapevolmente, di certo non per scelta razionale e programmata da una sensibilità originale e nuova".

In alcune di queste sculture si intravede un accenno a forme o situazioni reali, mentre altre si limitano a rappresentare una sensazione, uno stato d'animo in origine appartenenti all'artista, ma misteriosamente e sapientemente trasmessi allo spettatore durante la visione dell'opera; spettatore la cui libertà di interpretazione e fruizione dell'opera è suggellata dalla voluta mancanza di un titolo, caratterizzante l'intera produzione di Cardella.

I medesimi temi si sviluppano anche nelle opere su tavola, che si arricchiscono dell'introduzione della carta (mediante tecniche di collage e de-collage) e dell'uso del colore acrilico e del carboncino. L'universo artistico di Cardella si popola dunque da una parte di immagini deformate, rielaborate e riaccostate mediante il collage in un nuovo originalissimo equilibrio, mentre dall'altra incontriamo, ora dipinte con colori acrilici, ora appena suggerite attraverso l'uso di un quasi evanescente carboncino, semplici forme, quasi stilizzate che paiono spesso provenire direttamente dall'universo infantile o dal mondo onirico.

Non si ritrova allora, citando il Critico d'Arte Giampietro Guiotto "nessuna linea retta, nessun quadrato perfetto, nessun razionalismo, ma manualità e godimento nella lacerazione della carta e nella rimanipolazione della superficie. [...] Niente in queste opere deve richiamare la razionalità della geometria pura, niente deve essere arrogantemente ordinato."

Di particolare rilievo in molte opere è anche l'uso delle parole che si ritrovano spesso, ora evidenti e di grandi dimensioni, ora nascoste, appena emergenti da un sovrastante strato pittorico, quasi dei flash, intravisti attraverso una misteriosa nebbia interiore.

Parole sospese lungo il filo dell'emozione trasmessa dall'opera, poste lì ad evocare non già espliciti messaggi o comunicazioni, ma ancora una volta immagini, suoni, stati d'animo, sensazioni.

Di interesse in queste opere anche l'uso del graffio (al contempo cancellazione e sottolineatura degli elementi verbali), richiamanti un gesto veloce e quasi istintivo dell'artista.

Altre opere infine vedono l'ulteriore sviluppo delle tecniche pittoriche e di collage, attraverso il recupero dell'uso di oggetti provenienti dall'uso quotidiano. Si tratta questa volta di oggetti piccoli, apparentemente insignificanti o classificati come inutili dai nostri schemi mentali utilitaristici, ma che nell'opera di Cardella recuperano ancora una volta un significato ed un'utilità profondi. Tra questi oggetti è di rilievo il bottone, minuscolo simbolo ad un tempo di umiltà e ordinarietà, ma anche di unione, quasi un ponte tra lo spettatore e l'universo emozionale e spirituale di Cardella espresso dalla trama pittorica sottostante, tra la nostra materiale percezione della realtà ed il suo significato più profondo.

Graffio, parola, disegno e pittura, si fondono dunque nell'opera di Giuliano Cardella in un affascinante insieme di elementi apparentemente fuori posto, ma in realtà emananti un misterioso e profondo senso di armonia.